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Artrosi: muoversi consuma davvero le articolazioni?

Immagine del redattore: Giulio Pennacchiotti
Giulio Pennacchiotti
6 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min
Donna che cammina lungo un sentiero: illustrazione dedicata al movimento nell’artrosi.

«Mi hanno detto che ho la cartilagine consumata. Quindi meno uso l’articolazione, meglio è?»


È un ragionamento comprensibile. Se immaginiamo il ginocchio o l’anca come un ingranaggio che si sta usurando, risparmiarlo sembra la scelta più sensata. E quando muoversi fa male, il dubbio diventa ancora più forte.


Le articolazioni, però, sono tessuti vivi. Per chi ha artrosi, smettere di muoversi non è generalmente la soluzione: serve capire quali attività mantenere e come renderle sostenibili.


Cosa significa avere l’artrosi?


La cartilagine è una parte importante del problema, ma non è l’unica. L’artrosi coinvolge anche l’osso e gli altri tessuti dell’articolazione. Può provocare dolore, rigidità e difficoltà in gesti comuni, come salire le scale o infilarsi le scarpe.


Non dipende semplicemente da quanto abbiamo “usato” il corpo. Contano anche la predisposizione, l’età, gli infortuni precedenti e le caratteristiche dell’articolazione. E non ha lo stesso andamento per tutti: i sintomi possono oscillare, restare gestibili oppure diventare più limitanti.[1]


Per questo, la parola artrosi sul referto è un punto di partenza. Per decidere cosa fare bisogna capire come stai e cosa riesci a fare nella tua giornata.


Camminare e allenarsi possono consumare altra cartilagine?


L’idea che ogni passo porti via un altro pezzetto di cartilagine non trova conferma negli studi sull’esercizio terapeutico.


Una revisione ha esaminato, attraverso la risonanza magnetica, gli effetti degli esercizi sulla cartilagine del ginocchio. Nel complesso, i programmi studiati non sembravano danneggiarla nelle persone con artrosi o a rischio di svilupparla.[2] È un risultato rassicurante, riferito a quegli esercizi e a quelle persone: non significa che qualsiasi carico sia adatto a chiunque.


Tra rinunciare al movimento e continuare a tutti i costi esistono molte possibilità. Una camminata può essere accorciata, un allenamento alleggerito, un esercizio modificato. Spesso il lavoro comincia proprio da qui.


Cosa può fare l’esercizio?


Alzarsi dalla sedia con meno fatica, camminare più comodamente, affrontare le scale con maggiore sicurezza: sono risultati concreti su cui vale la pena lavorare.


La revisione Cochrane del 2024, che ha raccolto 139 studi sull’artrosi del ginocchio, ha rilevato possibili miglioramenti del dolore e della funzione, soprattutto nel breve periodo.[3] Per l’artrosi dell’anca, l’aggiornamento Cochrane del 2026 ha trovato benefici medi più piccoli.[4]


L’esercizio merita quindi spazio nel trattamento, con aspettative proporzionate: può aiutarti a stare e a muoverti meglio, senza ricostruire la cartilagine persa. I risultati variano e le revisioni più recenti ricordano che i benefici medi sono generalmente contenuti.[5] Il modo migliore per capire quanto ti sia utile è impostare un percorso e verificarne gli effetti sulle attività che ti interessano.


Da dove si comincia?


Dipende da ciò che oggi ti mette in difficoltà.


Se fai fatica ad alzarti, possiamo partire da una seduta più alta o da un appoggio. Se dopo una lunga passeggiata il ginocchio si irrita, possiamo provare tratti più brevi. Se hai abbandonato la palestra, possiamo cercare esercizi e carichi che riesci a gestire.


Le linee guida raccomandano esercizio personalizzato, comprendendo rinforzo muscolare e attività aerobica.[6]


Cammino, cyclette, esercizi con pesi o a corpo libero sono strumenti da scegliere in base alla situazione. Non serve partire dal programma più impegnativo: serve trovare un punto di partenza praticabile, da cui eventualmente progredire.


E se durante il movimento sento dolore?


È una delle questioni più importanti da chiarire prima di iniziare. Le linee guida NICE spiegano che, nelle prime fasi di un programma, il dolore può aumentare.[6]


Questo non va liquidato con un «è normale, continua». Bisogna capire quanto fastidio compare, quanto dura e cosa succede dopo.


Durante la valutazione e nelle visite successive, per esempio, ti chiederò: hai dovuto cambiare il modo di camminare? Il giorno dopo facevi più fatica del solito? L’articolazione si è gonfiata? Oppure hai avvertito un fastidio gestibile, che si è risolto senza conseguenze sulle tue attività?


Sono informazioni che aiutano a decidere se mantenere il programma o modificarlo. Il dolore merita ascolto, senza diventare automaticamente un divieto di movimento.


Nei giorni peggiori si può cambiare programma


Con l’artrosi non tutte le giornate sono uguali. Un’attività ben tollerata la settimana precedente può risultare più faticosa oggi.


In questi casi possiamo ridurre la durata, usare un appoggio o scegliere un movimento diverso. Adattare il programma fa parte del trattamento: non è un passo indietro.


Un cambiamento improvviso e importante richiede invece attenzione. Un’articolazione molto gonfia e calda, soprattutto con febbre, o una nuova incapacità di appoggiare il peso vanno valutate tempestivamente dal medico.


Quando serve qualcosa in più?


Ci sono persone che, pur seguendo un percorso adeguato, continuano ad avere dolore e limitazioni rilevanti. In quel caso è corretto discutere altre possibilità.


La gestione dell’artrosi può comprendere trattamenti medici, aiuti per le attività quotidiane, gestione del peso quando indicata e, nelle situazioni appropriate, chirurgia.[1]


Nelle persone selezionate con artrosi avanzata, la protesi può offrire miglioramenti maggiori rispetto al solo esercizio.[5] Non bisogna sentirsi obbligati a insistere indefinitamente con un trattamento che non sta dando un beneficio sufficiente.


Partiamo da quello che vuoi tornare a fare


Quando una persona arriva in studio con l’artrosi, mi interessa sapere cosa ha dovuto cambiare: le passeggiate accorciate, l’allenamento lasciato a metà, le scale evitate, la fatica sul lavoro.


Da lì possiamo costruire un percorso sensato, scegliendo cosa provare e come valutarne l’utilità.


Non sempre possiamo recuperare tutto. Possiamo però cercare margini di miglioramento concreti, senza chiederti di scegliere tra stare fermo e sopportare il dolore.


Se l’artrosi sta limitando le tue attività, puoi prenotare una valutazione nel mio studio a Roma, in Via Benedetto Bompiani 20.



Riferimenti scientifici








 
 
 

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